INTERVISTA A NINO GALLONI

Serve un cambio di paradigma!

Intervista a Nino Galloni
Intervista a Nino Galloni
Il 27 giugno scorso, Concetta Iolanda Candido, 46 anni, disoccupata dal 13 gennaio, si è data fuoco presso la sede dell’Inps di Torino perché sommersa dai debiti e non riusciva ad accedere al Naspi. Abbiamo chiesto un commento sui fatti al Prof. Nino Galloni, membro del collegio dei Sindaci dell’Inps e già professore all’Università di Roma e alla Luiss.

All’indomani dell’incidente di Torino, in cui Concetta Iolanda Candido si dava fuoco per i troppi debiti e per i ritardi sulla concessione del Naspi (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego), l’Inps inviava un comunicato stampa per spiegare l’accaduto ed al contempo, esprimeva “ l’auspicio di una completa e pronta guarigione della signora Concetta Iolanda Candido, il cui dramma, che si è consumato ieri presso l’Agenzia complessa di Torino Nord, ha colpito profondamente i vertici e tutti i dipendenti dell’Istituto.”
In pratica, la signora Candido era in procinto di ricevere il Naspi, il cui iter aveva ritardato per una serie di circostanze (fra cui lo stato di malattia della signora al momento del licenziamento) e la mancata consegna di documenti in tempi utili.

Abbiamo chiesto un commento sull’accaduto al professor Nino Galloni, economista, docente universitario, ex Direttore generale dell'Osservatorio sul Mercato del Lavoro, Politiche per l'Occupazione Giovanile e Cassa Integrazione Straordinaria nelle grandi imprese (presso il Ministero del Lavoro alla Cooperazione) e membro effettivo del collegio dei Sindaci dell’INPS e dell’INAIL. Nino Galloni è anche Presidente fondatore del Centro Studi Monetari, un'associazione per lo studio dei mercati finanziari e delle forme di moneta emettibili senza creare debito pubblico.

Nino Galloni: I commenti sono due. Il primo è che prendo atto che l’Inps, a differenza degli anni passati, assume un atteggiamento più umano nei confronti dell’utenza. Questo è sicuramente un passo in avanti dal punto di vista della consapevolezza di un grande ente pubblico che deve essere, ovviamente , al servizio dei cittadini.

Domanda: E il secondo?
Nino Galloni: Il secondo aspetto è che, effettivamente, la situazione per 30-40 milioni di italiani sta peggiorando vertiginosamente. E’ chiaro che ci siano delle aree di maggiore sofferenza, per ragioni psicologiche o altro. Sono anche in aumento i suicidi per ragioni economiche.

Infatti, mentre ci sono dai 10-20 milioni di italiani che stanno abbastanza bene, ci si preoccupa molto poco delle altre decine di milioni di cittadini che vedono quotidianamente peggiorare la propria situazione. Non ce la fanno a pagare le bollette, non ce la fanno ad arrivare a fare la spesa alla fine del mese, non ce la fanno a gestire una macchina.

Domanda: Sembra preoccupante…
Nino Galloni: Il nostro è un Paese che se vuole restare nel corso della civiltà deve attivare almeno 6 o 7 milioni di posizioni lavorative che riguardano l’ambiente, la cura delle persone, la pubblica amministrazione...
Non dimentichiamo che noi abbiamo la metà di dipendenti pubblici rispetto alla Francia o all’Inghilterra, dove i dipendenti pubblici sono il 10% della popolazione, da noi solo il 5%.
E’ chiaro che se noi guardiamo solo a quei 30.000 furbetti, disgraziati, corrotti, etc etc che sono solo l’uno % del totale dei dipendenti pubblici e non guardiamo alla situazione dell’altro 99% non capiamo perché e come la pubblica amministrazione italiana dovrebbe offrire lo stesso servizio di quello francese o inglese con la metà delle risorse impegnate.
Quindi è tutto un sistema che non sta andando bene.

Domanda: Un caso del genere come si poteva prevenire, secondo lei.
Nino Galloni: Sicuramente tutti quanti noi abbiamo delle difficoltà e possiamo trovarci con lo sfratto, con la banca che ci tira la riga. Ci sono persone che vivono felici con il cancro, con vari guai, senza lavoro e ci sono persone che sono infelici benché abbiano un lavoro, una casa, eccetera. Quindi bisogna considerare la complessità dell’essere umano: non si può semplicemente dire che, siccome non le davano la Naspi – in realtà gliela stavano dando – la signora ha fatto quel che ha fatto.
Il discorso è più complesso; però non possiamo neanche giudicare.

I cittadini spesso considerano la pubblica amministrazione quasi come un nemico e spesso la pubblica amministrazione considera i cittadini e le imprese come dei nemici.
E’ lì che bisogna andare a intervenire. Ma è logico siccome noi abbiamo un numero di dipendenti pubblici che è assolutamente insufficiente. Non dimentichiamo che età media dei dipendenti pubblici in Italia è di 58 anni; al contempo abbiamo una quantità di giovani laureati disoccupati maggiore che nel resto d’Europa. Questo si riverbera su tutto.

Domanda: Come migliorerebbe la situazione con più dipendenti pubblici?
Nino Galloni: Se ci fosse una pubblica amministrazione un pochino meglio organizzata anche dal punto di vista della presenza sul territorio si potrebbero fare quei controlli che renderebbero superflua tutto l’iter che richiede una serie di documentazioni, di affaticamenti da parte dell’utenza che si deve recare negli uffici, fare lunghe code, produrre un sacco di documenti eccetera. In questo caso tutti quelli che fanno domanda potrebbero avere il sussidio salvo poi essere colpiti se hanno truffato l’amministrazione e lo Stato, cioè la comunità.

Domanda: Secondo lei, in un caso come questo e per tanti altri casi il cosiddetto “reddito di dignità” potrebbe essere una soluzione?
Nino Galloni: Il reddito di dignità o di cittadinanza o di inserimento è una misura temporanea e straordinaria, ma la soluzione sta nel cambio di paradigma. Si deve partire dalle esigenze della popolazione e della società e soddisfarle. Sto parlando dei bisogni di cura e valorizzazione dell’ambiente, di manutenzione, di assistenza, di cura delle persone, cura dei bambini, la scuola: da questo scaturiscono posti di lavoro.
Invece siamo qui che annaspiamo con la Naspi e via dicendo, guardiamo al reddito di cittadinanza o di dignità o di inserimento come un grande traguardo e non capiamo invece che dobbiamo attivare milioni di posizioni lavorative come ho già suggerito perché la società del futuro vedrà una maggioranza di produzione di beni immateriali e non di beni materiali.
Dopo di che se risultassero ancora dei disoccupati, gli si garantirebbe comunque un reddito. Ma io dubito che se noi mettessimo a regime tutto il sistema di controllo, di cura dell’ambiente e delle persone avremmo ancora dei disoccupati: avremmo più che la piena occupazione.
Non che io voglia sbandierare o resuscitare l’obiettivo Keynesiano della piena occupazione, che teoricamente è giustissimo - anche il Papa lo ha ricordato - secondo me, ribadisco, va ribaltato il paradigma: ci vuole di rispondere ai bisogni della società.

Se partiamo dall’idea che col reddito di cittadinanza risolviamo il problema dei problemi che, in realtà, è la manifattura che non assume più nonostante gli alti profitti, allora partiamo col piede sbagliato.

di RAFFAELLA GINEPRO